Friday, July 10, 2020

Il fumo provoca il Tar (e nuoce gravemente alla Ue)

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La Yesmoke annuncia di ricorrere nuovamente alla Corte di Giustizia europea e al Tar del Lazio, se il governo non cambia strada in materia di politiche fiscali e normative sul fumo. E’ già stato condannato due volte

Violento j’accuse in commissione Finanze del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul rapporto tra contribuenti e fisco. Lo ha pronunciato la società Yesmoke annunciando che, se due condanne son poche, provvederà a farne recapitare delle altre. L’ostentazione di tanta sicurezza si fonda sui seguenti fatti: la Yesmoke è entrata nel mercato dei tabacchi lavorati nel 2007, quando la realtà italiana del settore era connotata dalla presenza del prezzo minimo di vendita al pubblico.

Dal momento che la realtà italiana dei tabacchi lavorati, vietando qualsivoglia forma di pubblicità e di promozione dei prodotti, non consente altra forma di “aggressione” del mercato che non far leva sui prezzi, Yesmoke, intendendo commercializzare i propri prodotti a un prezzo particolarmente contenuto, denunciava la penalizzazione derivante dalla presenza di tale prezzo minimo.
Il Tar del Lazio ha così accolto il ricorso della Yesmoke contro il Decreto Direttoriale dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (Aams), il 17 ottobre 2008, nella parte in cui imponeva l’aumento del prezzo al dettaglio delle sigarette dalla stessa prodotte.
Lo stesso Tar demandava la questione alla Corte di Giustizia Europea, la quale, con sentenza 24 giugno 2010 (causa C 571/08) statuiva che: “La Repubblica italiana, prevedendo un prezzo minimo di vendita per le sigarette, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva del Consiglio 27 novembre 1995, 95/59 CE, relativa alle imposte diverse dall’imposta sul volume d’affari che gravano sul consumo di tabacchi lavorati, come modificata dalla direttiva del Consiglio 12 febbraio, 2002/10/CE”.
Questi i fatti.
Ma se la Corte ha ritenuto allora (e ritiene ancora oggi) che il prezzo minimo di vendita al pubblico delle sigarette previsto dalla normativa italiana non sia conforme ai principi di libera concorrenza e di apertura dei mercati nazionali agli stati membri ai quali è informata la predetta direttiva europea, cosa succede se Yesmoke ricorre nuovamente alla Corte?
E’ tuttora in corso innanzi al Tribunale civile di Roma la causa di risarcimento dei danni richiesti dalla Yesmoke all’Aams, a seguito della pratica anticoncorrenziale sopra descritta; ma il processo è tuttora in fase di espletamento di consulenza tecnica solo per la corretta quantificazione dei danni. Anche la successiva contro-mossa dell’Aams è finita male (un’accisa non proporzionale al prezzo di vendita, destinata ad incidere in maniera più penetrante sulle sigarette appartenenti alla fascia bassa di mercato il cui prezzo di rivendita è inferiore a €4,20 al pacchetto, sui quali l’accisa era calcolata utilizzando un importo base corrispondente al 115% del valore, diventando così superiore al costo di vendita del prodotto lavorato). Nuovo ricorso al Tar e nuova condanna (Sentenza breve 3142/12 del 4 aprile 2012): “E’ agevole rilevare che il decreto avversato nella presente sede, fissando imposte pari al 115% per le sigarette il cui prezzo di rivendita è inferiore ai 4,20 euro a pacchetto di fatto reintroduce un prezzo minimo di rivendita dei tabacchi lavorati, con una sostanziale elusione del giudicato comunitario innanzi richiamato. Consegue a tutto quanto considerato la ‘illegittimità comunitaria’ dell’avversato decreto ministeriale, il quale va dunque, per quanto di interesse annullato, previa disapplicazione della legislazione nazionale (di cui lo stesso fa invero applicazione) poiché essa stessa elusiva della giurisprudenza comunitaria”. Yesmoke ha formalmente annunciato di voler ricominciare daccapo se il Governo non cambierà strada.

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