Voucher, è record (negativo) nel 2016

Voucher

Nati per contrastare il lavoro nero, i voucher sono diventati i primi strumenti del nuovo precariato

Circa 110 milioni di voucher sono stati venduti nei primi 9 mesi del 2016. La Lombardia si conferma tra le regioni italiane al primo posto con circa 20 milioni di buoni lavoro venduti nei primi nove mesi. Al secondo posto troviamo il Veneto (con 18 milioni). Insomma, le regioni del nord si confermano le maggiori utilizzatrici di questo strumento ma anche le regioni più produttive.

Il lavoratore intasca solo 7,50 euro

I voucher sono buoni lavoro del valore di 10 euro da usare come forma di pagamento per il lavoro accessorio o occasionale, ossia i casi in cui la prestazione fornita è del tutto saltuaria e accessoria. Ciascun voucher corrisponde, di norma, ad un’ora di lavoro fornito. 

Ma non è tutto oro quello che luccica. Il valore di 10 euro, già di per sè irrisorio, è in realtà una cifra lorda. Infatti il lavoratore intasca solo 7,50 euro. Dei restanti 2,50 euro, 1,80 euro vanno all’Inps e 70 centesimi all’Inail. Il reddito da voucher lavoro rimane inoltre esente da tassazione.

Da mezzo di contrasto al lavoro nero a strumento di precariato

La polemica sui voucher si è riaccesa soprattutto in vista del referendum anti-Jobs Act (composto da tre quesiti referendari) voluto dalla Cigl. Nel quesito sui voucher, i sindacati ne chiedono la cancellazione almeno nei settori dell’edilizia e agricoltura.

Nati paradossalmente per contrastare il lavoro nero, i voucher sono diventati in poco tempo un vero e proprio sfruttamento legalizzato che, a sentire i sindacati, non è stato fermato a dovere dal governo e dalle politiche sul lavoro. Il loro sviluppo è stato favorito dalla liberalizzazione contenuta nella legge Fornero nel 2012 (che li ha estesi ad ogni tipologia) e all’innalzamento del tetto deciso dal governo Renzi (da 5 mila a 7 euro all’anno).

E la situazione non è rosea neanche al sud. Nella provincia di Napoli è addirittura il settore pubblico a farne un uso dubbio. “Su 90 Comuni, la metà li utilizzano per le politiche sociali: assistenza ai disabili o ai malati“, avverte Angelo Savio, segretario Nidil Cgil di Napoli.

Il pressing sul governo Gentiloni: modifiche si o no?

Mentre Maurizio Sacconi difende a spada tratta il testo attuale della riforma, Cesare Damiano presidente della Commissione Lavoro alla Camera, sceglie la via della moderazione invocando modifiche al testo attuale. Per Damiano è possibile rimettere mano ai voucher. “Limitandone l’utilizzo ai lavori occasionali”. Intanto spunta una sua proposta di legge che sarebbe già stata depositata a Montecitorio ma il tempo comincia a scarseggiare.

Dalla Cgil a Forza Italia: tutti uniti contro il Pd

Mentre si attende il primo report sulla tracciabilità dei buoni, che dovrebbe arrivare sul tavolo del ministro del Lavoro Giuliano Poletti ai primi giorni di gennaio, le opposizioni si schierano compatte sul prossimo referendum.

“Voteremo contro il Jobs act” promette il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta. “Assieme alla Cgil? Certo, perché Renzi è un politico eversivo e noi stiamo con la democrazia. Stavolta però non vinceremo 60 a 40. Finirà 70 a 30 per noi”.

Sulla possibilità del governo Gentiloni di mettere mano al provvedimento sui voucher interviene Maurizio Landini, presidente della Fiom, che stronca di netto l’ipotesi. “Qui non c’è da aggiustare nulla. I voucher vanno tolti. E si deve tornare allo Statuto dei lavoratori del 1970, allargandone le tutele”.

Gaia Catalani

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