Voucher, arriva il primo sì al decreto blocca referendum

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La Camera approva il decreto sui voucher senza apportare modifiche. Previsto un regime transitorio fino al 31 dicembre in attesa di varare misure alternative

A Montecitorio il decreto legge emanato dal Governo per scongiurare il referendum su voucher e responsabilità solidale in materia di appalti (dl 25/2017), ha ottenuto il via libera con 232 voti favorevoli. Contro si sono schierati la Lega, il centrodestra e Civici ed innovatori (52 voti) mentre ad astenersi, con 68 senatori, è stato il M5S.

Cosa prevede il decreto legge approvato dalla Camera dei deputati

Il provvedimento, che deve essere convertito entro il prossimo 16 maggio, non ha subito alcuna modifica e verrà adesso trasmesso al Senato nello stesso testo varato dall’esecutivo Gentiloni nel quale si provvede all’abrogazione degli articoli del jobs act sul lavoro accessorio (art. 48, 49 e 50) e a ripristinare la responsabilità solidale tra committente ed appaltatore per quanto attiene a retribuzioni, contributi previdenziali e premi assicurativi dei lavoratori subordinati nell’ambito dell’esecuzione del contratto di appalto.

Per i buoni lavoro già emessi fino al 17 marzo scorso, data di entrata in vigore del decreto legge, viene previsto un regime transitorio che consente di utilizzarli fino al 31 dicembre 2017.

Le proposte alternative ai voucher per regolamentare il lavoro saltuario

Nel frattempo il Governo sta studiando misure alternative per la regolamentazione del lavoro saltuario. Tra le forze di maggioranza, intanto, i primi ad attivarsi concretamente sono stati i centristi di Area popolare- Nuovo centro destra che hanno presentato un loro disegno di legge dal titolo ”Ampliamento delle possibilità di utilizzo del lavoro intermittente, introduzione degli istituti del lavoro ad orario ridotto e del lavoro occasionale”. Il fulcro del provvedimento ruota sulla possibilità di utilizzare, in tutti i settori economici, senza limiti di età dei lavoratori, il lavoro a chiamata. I paletti entro i quali il datore di lavoro deve assolutamente rimanere sono costituiti dal limite delle 400 giornate lavorative nell’arco temporale di tre anni. Da parte del lavoratore occorre che venga manifestata, all’impresa, la disponibilità ad accedere a tale forma di prestazione lavorativa per la quale scatta il diritto ad un’indennità di attesa.

La proposta di Area popolare introduce anche i ”buoni famiglia”, buoni orario da 12 euro, esenti da Irpef, che possono essere utilizzati per il pagamento di prestazioni occasionali svolte presso famiglie ed associazioni di volontariato. Il tetto massimo annuale ammonta a 7500 euro.

Le ragioni del ”no” al dl sui voucher

Il vicepresidente della Commissione Lavoro, l’on. Walter Rizzetto, esponente di Fratelli d’Italia, ha criticato duramente la scelta fatta dal governo di abolire l’istituto dei voucher anziché procedere con un intervento correttivo che avrebbe salvaguardato i lavoratori occasionali che svolgono la loro attività nelle famiglie e soprattutto nel settore agricolo. ”I buoni per il lavoro accessorio, introdotti dalla riforma Biagi, hanno perseguito l’obiettivo di contrastare il lavoro nero e, là dove sono stati utilizzati dai piccoli imprenditori in modo virtuoso, hanno dato ottimi risultati. Il vuoto normativo che si è creato con il decreto legge varato per impedire il referendum promosso dai sindacati va a danno sia degli imprenditori che delle famiglie  e dei lavoratori e darà nuovo slancio al mercato del lavoro nero.’

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