Voluntary disclosure, Orlandi: solo una su quattro

Rosella Orlandi voluntary disclosure

Il voluntary disclosure, per regolarizzare le attività finanziarie o patrimoniali detenute all’estero non dichiarate al Fisco, ha registrato molte domande dal nord Italia

Voluntary disclosure, Orlandi: solo un contribuente su quattro ha presentato domanda. L’Agenzia delle entrate sta esaminando almeno 500 mila “situazioni” ma finora sono state presentate solo 129 mila domande di voluntary disclosure con l’obiettivo di regolarizzare le attività finanziarie o patrimoniali detenute all’estero e non dichiarate al Fisco, in un’ottica di collaborazione con l’Amministrazione finanziaria. La maggioranza di esse provengono dal nord Italia.

Rossella Orlandi, presidente dell’Agenzia delle Entrate, durante un’audizione alla Camera, ha fatto il punto della situazione generale sulle tematiche relative all’operatività dell’Agenzia. E tra queste, si è parlato anche di voluntary disclosure la procedura introdotta dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186.

Secondo la Orlandi, gli Uffici stanno lavorando su almeno 500mila accertamenti e stanno adottando tutte le misure necessarie per organizzare, gestire e per concludere la lavorazione delle istanze entro la fine di quest’anno.

Particolare attenzione, secondo la Orlandi, viene dedicata “alle fasi istruttorie delle istanze che presentano un più alto grado di complessità, valutato non solo sulla base degli importi delle attività detenute all’estero o dei redditi oggetto di regolarizzazione, ma anche con riferimento ad altri criteri, quali la presenza di significativi incrementi delle attività estere nel corso degli anni oggetto di disclosure o l’utilizzo di schemi di evasione particolarmente complessi (avvalendosi, ad esempio, nel caso di illecita detenzione all’estero di attività patrimoniali o finanziarie, di schermi o veicoli societari o di altri istituti giuridici fittiziamente interposti).”

Sempre in tema di evasione fiscale, nel mirino ci sono anche quelle attività che possono rientrare in un contesto di condotta evasiva più diffusa e di fenomeni ad alta pericolosità fiscale. Per questo, parallelamente alla fase istruttoria in corso, l’Agenzia delle Entrate “sta procedendo alla raccolta digitale dei dati e informazioni” con lo scopo di svelare ogni possibile atto illecito.

Gaia Catalani

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