Il traffico d’organi diventa un reato autonomo

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Pene fino a 12 anni per il commercio illecito di organi da persona vivente

Il provvedimento recentemente approvato dalla commissione Giustizia della Camera in sede legislativa, inserisce nel codice penale un nuovo articolo, il 601-bis, con cui si regolamenta il delitto di traffico d’organi da persona vivente.

Il nuovo reato di traffico d’organi

I 4 articoli di cui si compone il disegno di legge hanno ottenuto il via libera all’unanimità in entrambi i rami del Parlamento. Il sen. Maurizio Romani, primo firmatario del provvedimento, ne ha rivendicato con orgoglio la paternità: ”L’Italia sarà un esempio in questo percorso di giustizia e di rispetto dei diritti umani e, una volta tanto, potrà rivendicare un primato in Europa”.

Il traffico illecito di organi prelevati da persona vivente viene inserito tra i delitti contro la personalità individuale e punito con la reclusione da 3 a 12 anni e con la multa da 50 mila a 300 mila euro. Nel caso in cui il commercio illecito di organi venga effettuato da chi esercita una professione sanitaria, scatterà anche l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione.

Pene severe anche per chi organizza viaggi finalizzati al traffico di organi: si può arrivare fino a 7 anni di reclusione ed a multe fino a 300 mila euro.

Inoltre, con il provvedimento appena varato ed in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, si provvede anche a modificare il reato di associazione a delinquere (art. 416 c.p.) introducendo un’aggravante di tale fattispecie nel caso in cui l’associazione sia finalizzata a commettere i reati di traffico d’organi sia da persona vivente che da cadavere.

La nuova legge rappresenta un atto di civiltà

Per il sen. Romani la legge da lui promossa vuole ”non solo condannare chi si reca all’estero a procurarsi un organo in maniera illegale, ma anche gli intermediari che sfruttano la debolezza degli ammalati in attesa da anni di un organo per farne un commercio, sfruttando le zone più povere del nostro pianeta e le persone più indifese come i bambini”. Inoltre rappresenta un modo rappresentare per riaprire la discussione sulla donazione di organi, sensibilizzando adeguatamente l’opinione pubblica.

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