Tortura, tanta attesa tanti limiti

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Il reato di tortura è legge. Soddisfazione per l’introduzione della fattispecie delittuosa nel nostro ordinamento, anche se sul provvedimento sono stati avanzati molti dubbi

Il Parlamento ha approvato in via definitiva il provvedimento che introduce nel nostro ordinamento il delitto di tortura.

Si tratta di una legge attesa da moltissimo tempo: sono infatti passati trent’anni da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU in materia.

Tortura, molti dubbi sul testo approvato

Sul testo appena varato sono iniziate già a piovere critiche prima ancora della sua entrata in vigore, critiche che hanno portato a classificarlo come un vero e proprio ”pasticcio legislativo” che intimidisce le forze dell’ordine in un momento molto delicato per la sicurezza nazionale, senza offrire reali garanzie alle possibili vittime.

Il provvedimento introduce il delitto di tortura, prevedendone diverse fattispecie: se a commettere il reato è un pubblico ufficiale, scatta un’aggravante; se a torturare è un privato cittadino la pena andrà dai 3 ai 10 anni, mentre se è un agente, la reclusione potrà arrivare fino a 12 anni. E se si causano lesioni personali, la pena aumenta: di un terzo in caso di lesioni gravi, della metà se le lesioni sono gravissime. Scatta l’ergastolo in caso di morte volontaria.

Infine il disegno di legge vieta ”il respingimento, l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno Stato nel quale esistano seri motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura”.

Da parte degli addetti ai lavori sono stati subito evidenziati i limiti della legge sulla tortura, che di fatto ne depotenziano la portata, primo fra tutti l’aver scelto di classificarla come un reato generico, che quindi può essere commesso da chiunque e non soltanto da un pubblico ufficiale. Altro aspetto criticabile è costituito dal fatto che per poter parlare di tortura non basta un singolo atto violento bensì una pluralità di condotte ed è inoltre richiesto un trauma psichico ”verificabile”.

Sul contenuto della normativa appena varata sono state espresse perplessità anche dal commissario Europeo per i Diritti umani che l’ha definita ”troppo distante dalle raccomandazioni internazionali”. (Martina Battelli)

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