Stadio ergo sum, la Raggi in zona Cesarini

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Raggiunto nella serata l’accordo tra il Campidoglio e la Roma ma sull’intesa potrebbe piombare un ricorso al Tar del Lazio

Stadio ergo sum, i grillini sono nel pallone. Raggiunto nella serata l’accordo tra il Campidoglio e i proponenti il progetto per il nuovo stadio della Roma sull’intesa potrebbe piombare un ricorso del Codacons al Tar del Lazio. L’associazione dei diritti dei consumatori in una nota spiega che va bene il taglio delle cubature, “se questo sarà realmente rispettato, ma vogliamo vederci chiaro sulla proprietà del nuovo stadio secondo un parere legale reso noto pochi giorni fa e in possesso del sindaco Raggi, infatti, il vero soggetto realizzatore dello stadio sarebbe la società As Roma Spv Llc il cui oggetto sociale non è quello dell’esercizio dell’attività sportiva ma la cartolarizzazione del credito”. E “questo potrebbe determinare una violazione della norma relativa alla realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane che individua i soggetti che possono beneficiare della procedura amministrativa semplificata, ossia associazioni o società sportive. In tal senso il Codacons valuterà – si sottolinea – un possibile ricorso al Tar del Lazio qualora dovessero emergere contrasti con la normativa vigente in ordine al soggetto che realizzerà lo stadio”.

Stadio, settimane di trattative convulse

Dopo settimane di trattative, riunioni tecniche, messaggi lanciati più o meno conciliati alla fine tra Roma e Campidoglio e’ arrivato l’accordo sullo stadio di Tor di Valle, nella giornata più lunga e convulsa con entrambe le parti soddisfatte e una telefonata di reciproci complimenti tra Virginia Raggi e il presidente James Pallotta. La mattinata non era iniziata nel migliore dei modi con il sindaco Virginia Raggi corsa al San Filippo Neri per un malore. Annullati tutti gli appuntamenti in agenda, era iniziato il bailamme di voci sull’incontro: salta, confermato ma senza la presenza del sindaco, rinviato. In piazza del Campidoglio, mentre si aspettavano notizie sullo stato di salute della Prima Cittadina, un gruppo di tifosi giallorossi a metà pomeriggio aveva deciso di riunirsi, dopo il tam tam radiofonico di ieri, sotto la statua del Marc’Aurelio. “Si allo stadio, basta melina” c’era sullo striscione esposto, cori da stadio (appunto) ma nessuna voglia di fare contestazioni nei confronti di nessuno. Passa il tempo, l’orario della riunione si sposta di ora in ora: prima alle 16, poi alle 17, fino ad arrivare alle 19. Dal San Filippo Neri arriva la notizia che la Raggi parteciperà all’incontro, Luca Bergamo, vicesindaco, è con la Raggi, si lavora anche dall’ospedale alla bozza di accordo. Alle 18.40 la Raggi, con Bergamo lasciano l’ospedale in direzione Campidoglio entrando a Palazzo Senatorio da un ingresso secondario. All’interno trovano i consiglieri di maggioranza con cui si riuniscono e a cui viene presentata la proposta. Nel frattempo il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, insieme al costruttore Luca Parnasi, al progettista e responsabile David Ginsberg, e al Simone Contasta, sono riuniti allo studio Tonucci per analizzare l’accordo. Continuano a passare i minuti, sotto la lupa capitolina oltre ai cronisti sono rimasti pochi tifosi, non vogliono lasciare la piazza senza la notizia.

Alle 21.28 fanno il loro ingresso a Palazzo Senatorio i rappresentanti della Roma, e’ il segnale che l’accordo è stato trovato è si aspetta solo l’ufficialità che arriva mezz’ora dopo quando Virginia Raggi e Mauro Baldissoni, accompagnati da tecnici e staff di una e dell’altra parte escono dall’ingresso Sisto IV. Sorrisi per tutti “lo stadio si fara’” con un taglio del 50% delle cubature di cui il 60% del business park e’ il 40% di infrastrutture, le torri si abbassano, si aggiunge una nuova stazione sulla Roma-Lido, si mettendo in sicurezza la via del Mare e la via Ostiense oltre al quartiere di Decima il tutto con un occhio all’ecosostenibilità. Stretta di mano finale e il progetto 2.0, come lo ha definito la Raggi, ha finalmente preso vita. Ora sarà chiesta una proroga della conferenza dei servizi, altri 30 giorni a partire dal 3 marzo, per sistemare il nuovo progetto, “modificare” la delibera di pubblica utilità e tornare in conferenza dei servizi con tutte le carte in regola per il si definitivo.

“A me sembra un accordo per rincominciare tutto daccapo ovvero per non fare più lo Stadio o comunque per realizzarlo con un sindaco di Roma che molto probabilmente non sarà più la Raggi”. Lo afferma il senatore FI Francesco Giro che sottolinea: “Incredibile è il silenzio del ministro Franceschini che in questa vicenda riveste un ruolo decisivo”.

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