Riforma Pa, due pesi e due misure per dirigenti e dipendenti

Pa pubblico impiego

Approvato in Cdm il decreto sulla valutazione delle performance della Pa. I dipendenti rischiano il posto se bocciati per 3 anni di fila. E i dirigenti?

Almeno tre anni di rendimento insufficiente e continui giudizi negativi da parte dei superiori: è quanto servirà ad un dipendente della pubblica amministrazione per rischiare il licenziamento. La misura è contenuta in uno degli ultimi due decreti attuativi della riforma del pubblico impiego, approvati in via definitiva dal Consiglio dei ministri. Si completa, così, il cosiddetto “pacchetto Madia” che riguarda la Pa.

La valutazione del dipendente pubblico è una specie di “pagella” che l’impiegato riceve alla fine dell’anno. Nel caso in cui ci si trovasse di fronte all’ipotesi di licenziamento illegittimo e reintegro nel posto di lavoro deciso dal giudice, l’indennizzo non potrà superare i due anni di stipendio.

Chi controlla il controllore?

Nell’accertamento della performance individuale del dirigente è assegnata priorità agli esiti della performance dell’ambito organizzativo di cui hanno la gestione. L’eventuale rilevazione di una performance negativa spiegherà rilevanza ai fini della responsabilità dirigenziale e, fatte salve alcune fattispecie, per gli illeciti deontologici.

Resta, infatti, il dubbio che i dirigenti non saranno sottoposti a controlli più o meno simili, perchè il provvedimento che se ne occupava è stato bocciato lo scorso novembre dalla Corte Costituzionale e non è mai stato riscritto e, nel frattempo, la delega è anche scaduta.

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