Referendum, Renzi: ho perso, vado a casa

referendum matteo renzi

Netto successo del fronte del No. Il premier: il mio governo finisce qui, senza rimorsi. Nel pomeriggio l’ultimo Cdm

Referendum, il giorno dopo. Renzi ammette la sconfitta “senza rimorsi” e annuncia le dimissioni. Matteo Renzi ha parlato in conferenza stampa sulla sconfitta al referendum dopo la mezzanotte, dicendo che si sarebbe assunto tutta la responsabilità, che ora ai vincitori toccano oneri e onori e soprattutto che “l’esperienza del mio governo finisce qui” annunciando che rimetterà il mandato al Colle. Insomma, le dimissioni.

Referendum: i risultati

Quando sono state scrutinate 53.227 sezioni su 61.551 in Italia e le comunicazioni pervenute dall’Estero sono 109 su 1.618, il No al referendum costituzionale è al 59,63% e il Sì al 40,37%.

Referendum, Salvini: no a governi tecnici

Il primo a parlare dopo i primi exit è stato il capo della Lega, Matteo Salvini, il quale ha detto tra le altre cose: “Se fossero confermati i dati Renzi dovrebbe dimettersi e no a governi tecnici”.

Referendum, le prime reazioni politiche

“Nel giro di pochi giorni, probabilmente già martedì, convocheremo la Direzione del partito per l’analisi del voto e le iniziative politiche da assumere”. Lo ha annunciato il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, in conferenza stampa al Nazareno. “Una grande vittoria della democrazia, di fronte a un cambiamento così violento e forte della Costituzione. Se i dati degli exit poll saranno confermati è una grande, grande, vittoria del No. A questo punto Renzi si deve dimettere”, ha detto a caldo, dal canto suo, Renato Brunetta. “Oggi si è scritta una bellissima pagina di partecipazione democratica. L’Italia ha dimostrato ancora una volta di essere un grande Paese. Nel campo del No c’è stato un pezzo irrinunciabile del centrosinistra. Noi lo abbiamo rappresentato dentro il Pd”. Lo ha affermato Roberto Speranza, leader della minoranza Pd.

Di Battista: estremamente contenti

“Estremamente contenti e soddisfatti. Noi abbiamo fatto il nostro dovere. E’ tempo di chiudere con la parola antipolitica per M5s. Quella definita forza antipolitica ha difeso i valori della Costituzione”. Lo ha detto Alessandro Di Battista, M5s, in conferenza stampa a Montecitorio. Dal canto suo, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio che ha preso la parola dopo Dibba: “Oggi ha perso l’arroganza al potere. Da domani siamo al lavoro per creare programma futuro governo m5s e la futura squadra di governo M5s. L’uomo solo al comando non esiste più”.

Governo Renzi: finisce dopo 1.017 giorni

Termina dopo 1.017 giorni il governo di Matteo Renzi. Arrivato a Palazzo Chigi sull’onda della vittoria nelle primarie Pd, lascia travolto da una vittoria “straordinariamente netta” del No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale cui aveva legato il suo destino politico. Va via “senza rimorsi”, il premier, convinto di aver “fatto tutto quello che era possibile fare in questa fase”. E sintetizza in una battuta: “Volevo tagliare le poltrone, non ce l’ho fatta, la poltrona che salta è la mia”. Perché, rivendica anche nel momento più difficile della sua carriera politica, e assumendosi la piena responsabilità della sconfitta, “io non sono come gli altri: nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola”.

L’ultimo Consiglio dei Ministri

E allora nel pomeriggio, è il timing illustrato dallo stesso Renzi e preannunciato a Sergio Mattarella in una telefonata prima di mostrarsi alla stampa, sarà convocato l’ultimo Cdm del Renzi I, e poi al Colle, per rassegnare le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica. Cui spetteranno poi le decisioni successive, sapendo che “l’Italia può contare sulla sui guida sicura e salda”. Nel frattempo che la “crisi al buio” – come la definì in ipotesi qualche giorno fa – trovi una soluzione, il governo “sarà al lavoro per completare l’iter di una buona legge di Stabilità e assicurare massimo impegno ai territori colpiti dal terremoto”.

Renzi: il mio governo finisce qui

Ma di sicuro, “come è evidente e scontato, l’esperienza del mio governo finisce qui”. E senza mostrare rammarico per la scelta del referendum, anzi: “Sono fiero e orgoglioso dell’opportunità che il Parlamento, su suggerimento del governo, ha dato agli italiani”. E nel giorno della sconfitta, Renzi non rinuncia al suo ottimismo: “Si è persa una battaglia”, dice rivolto agli elettori e ai militanti del Sì, ma “arriverà un giorno in cui tornerete a festeggiare una vittoria”. Certo, “c’è rabbia, delusione, amarezza, tristezza, ma dovete essere fieri: fare politica contro qualcuno è facile, fare politica per qualcosa è più difficile ma più bello”.

Renzi: il No presenti proposte serie

E questa frase preannuncia la sfida che Renzi lancia al fronte del No, a quella che aveva definito “accozzaglia”: “Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell’interesse dell’Italia e degli italiani”. Perché la vittoria al referendum “consegna ai leader del No oneri e onori, a cominciare dalla proposta di legge elettorale: tocca a chi ha vinto avanzare proposte serie e credibili”. Assistendo alle divisioni che già emergono, con i Cinque Stelle che chiedono elezioni subito con l’Italicum, insieme a Lega, Fdi e un pezzo di Fi, con Berlusconi che nei giorni scorsi aveva invece più volte invocato un tavolo per la legge elettorale, con la sinistra per il No che chiede anch’essa di riscrivere la legge elettorale.

Governo di scopo, primi nomi: Grasso o Padoan

L’uscita di scena dalla sala dei Galeoni di palazzo Chigi è abbracciato alla moglie Agnese, che ringrazia “per la fatica di questi mille giorni”. E “grazie ai miei figli e anche a tutti voi”, ha detto rivolto ai giornalisti. “Sono stati mille giorni che sono volati, per me è il momento di rimettermi in cammino”, ha concluso. E quali saranno i passi successivi, è ancora tutto da vedere. La direzione del Pd si riunirà martedì, per valutare le “iniziative politiche” conseguenti alla sconfitta. Intanto, dalla segreteria Pd smentiscono nettamente la possibilità che Renzi possa dimettersi dalla carica di largo del Nazareno: “Assolutamente no”. Ma con una dimensione della sconfitta così netta, bisognerà capire anche quale sarà la tenuta dei gruppi parlamentari Pd, e anche – sulla base della legge elettorale che si profilerà all’orizzonte – se puntare o meno al voto a marzo, con un governo di scopo per il quale continuano a circolare i nomi di Grasso e Padoan.

SHARE