Contrasto alla povertà: il reddito di inclusione è legge

reddito di inclusione

Il Senato approva la legge che istituisce il REI, misura di contrasto alla povertà assoluta e legato ad un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa

Con 138 sì, 71 no e 20 astenuti il Senato ha approvato in via definitiva il provvedimento sul contrasto alla povertà che introduce il reddito di inclusione e conferisce al Governo una delega per un complessivo riordino delle prestazioni assistenziali e per rafforzare il coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali su tutto il territorio nazionale.

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge dovrà, quindi, essere emanato un unico decreto legislativo finalizzato a rendere operative le misure previste.

Le caratteristiche del reddito di inclusione

I principi e i criteri direttivi a cui il Governo dovrà attenersi nell’esercizio della delega che il Parlamento gli ha conferito indicano il reddito di inclusione come misura unica a livello nazionale articolata in un beneficio economico, il cui importo sarà determinato sulla base dell’ISEE familiare, e in una componente di servizi alla persona.

Il beneficio economico, di cui si prevede un graduale incremento nel tempo, è subordinato alla partecipazione ad un ”progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa” il cui obiettivo è quello di condurre all’affrancamento dalla condizione di povertà. Tale progetto sarà predisposto in collaborazione con le amministrazioni che a livello territoriale si occupano di servizi per l’impiego, la formazione, le politiche abitative, la tutela della salute e l’istruzione.

Le risorse economiche per dare attuazione al REI

Quanto alle risorse economiche per l’erogazione del reddito di inclusione (REI), per il 2017 verranno utilizzati i 1.030 milioni di euro del Fondo per la lotta alla povertà ed all’esclusione sociale stanziati dalla legge di stabilità 2016. Dal 2018 l’accantonamento arriverà a 1054 milioni di euro annui con possibilità di ulteriori incrementi sulla base delle risorse aggiuntive che affluiranno al Fondo dal riordino delle prestazioni assistenziali e da altri specifici interventi legislativi. Potranno, inoltre, essere utilizzate anche risorse provenienti da fondi strutturali europei.

La platea del beneficiari del reddito di inclusione

I beneficiari saranno individuati, prioritariamente, tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave, con donne in stato di gravidanza o con disoccupati di età superiore a 55 anni. In concomitanza con l’aumento delle risorse si prevede anche un allargamento graduale della platea dei destinatari del REI.

La verifica del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale spetterà al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Le modalità di controllo circa la sussistenza dei requisiti per poter accedere al reddito di inclusione e per ottenerne il rinnovo verranno dettagliate nel decreto attuativo.

Le ragioni del ”no” e le reazioni dei sostenitori del ”si” al REI

Conservatori e Riformisti, Lega Nord e Autonomie, SEL, FI-PdL hanno votato ”no” sostenendo l’insufficienza delle risorse messe a disposizione, l’inadeguatezza dell’Isee come unico indicatore di disagio sociale e la mera impostazione assistenziale del provvedimento. Il M5S, nell’annunciare la sua astensione, ha definito il reddito di inclusione una misura ipocrita. Un’autentica misura di contrasto della povertà sarebbe stato il reddito di cittadinanza  che era stato proposto dal loro gruppo, che interveniva anche sul versante delle politiche per l’impiego.

Di tutt’altro tono le reazioni all’interno della maggioranza. ”L’Italia ha per la prima volta una misura di contrasto alla povertà assoluta”, ha twittato la senatrice Annamaria Parente, relatrice della legge in questo suo ultimo passaggio parlamentare. Di ”successo della politica nella sua funzione di rispondere ai bisogni sociali” e di ”provvedimento di enorme rilevanza” ha parlato Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore. ”Finalmente anche l’Italia, come tutti gli altri Paesi europei, si dota di una misura nazionale – il Reddito di Inclusione – per aiutare le persone in condizione di povertà assoluta”.

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