Parchi, la commissione Ambiente dà l’ok alla riforma

parchi nazionali

La riforma dei Parchi arriva in Aula a fine marzo. Piano nazionale triennale per la programmazione e quote rosa per la governance

Varata la riforma delle aree protette e dei parchi da parte della commissione Ambiente della Camera. Il provvedimento dovrebbe arrivare in Aula a partire dal 27 marzo.

Ad annunciare il via libera al provvedimento di riforma dei parchi è stato l’on. Ermete Realacci, il presidente della Commissione ed uno dei principali sostenitori dell’impianto complessivo del disegno di legge già esaminato dall’altro ramo del Parlamento e che va ad apportare modifiche di un certo rilievo alla normativa esistente (lg. 394 del 1991).

Il tortuoso iter della riforma dei Parchi

L’iter del provvedimento è stato abbastanza tortuoso: il grosso del lavoro è stato svolto al Senato dove sono stati auditi tutti i soggetti che, a vario titolo, rivestono un ruolo nell’attività di gestione dei Parchi. Ci sono voluti circa tre anni per elaborare il testo trasmesso alla Camera dei deputati nel novembre scorso e che, una volta approvato anche dall’Aula, dovrà tornare a palazzo Madama per il via libera definitivo.

Secondo l’on. Realacci ”nel passaggio in commissione sono stati rafforzati l’impianto originario della legge quadro sui parchi e il ruolo delle aree protette anche rispetto al testo varato al Senato”.

Piano nazionale triennale e quote rosa

Grazie ad un emendamento è stato reintrodotto il Piano nazionale triennale per la programmazione in cui viene prevista una priorità nei finanziamenti per le aree protette regionali e marine.

Rispetto alla normativa precedente i piani dei Parchi Nazionali dovranno essere sottoposti a valutazione ambientale strategica. Non sarà più sufficiente, quindi, la sola approvazione da parte della Regione, ma nel procedimento avranno un ruolo determinante anche i ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali.

I direttori dei Parchi verranno scelti in base ad una selezione pubblica così da garantire la massima trasparenza delle procedure. Inoltre, negli organi direttivi, dovranno essere rispettate le regole per le ”quote rosa”. Allo stato attuale su un totale di 23 Parchi nazionali solo un presidente e due direttori sono donne.

Quanto ai direttori delle Aree marine protette sarà onere del ministero dell’Ambiente emanare le linee guida che regolamentino le relative nomine.

La tutela della biodiversità nel ddl Parchi

La legge quadro in via di approvazione definitiva, inoltre, interviene anche in materia di tutela della biodiversità, assegnando all’Aspro un importante ruolo di valutazione. Viene introdotto il divieto di trivellare sia all’interno dell’area protetta che nelle zone contigue, il divieto di praticare l’eliski e una regolamentazione dell’attività di sorvolo di veicoli e droni e delle esercitazioni militari.

I Parchi protagonisti dello sviluppo sostenibile

I parchi potranno concedere a pagamento il proprio marchio, ad esempio per i prodotti tipici locali che soddisfino anche i requisiti qualità e di sostenibilità ambientale, e di disporre dei beni demaniali e gli Enti gestori potranno essere destinatari del 5×1000. L’intento della riforma è quello di rendere i Parchi protagonisti dello sviluppo sostenibile del nostro Paese.

In quest’ottica il provvedimento prevede che entro gennaio 2019 sia convocata la Conferenza nazionale La Natura dell’Italia per promuovere la sinergia tra tutti i protagonisti del settore e per far conoscere le attività svolte ed i risultati raggiunti. Dopo il 2019 la Conferenza avrà luogo ogni tre anni. (Martina Battelli)

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