Lotta alla povertà, tutti i dubbi dei sindacati

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Molte perplessità riguardo al disegno di legge delega per il contrasto alla povertà e il riassetto del sistema dei servizi sociali

Lotta alla povertà. Sono molte le perplessità espresse dai sindacati, dagli istituti e dai centri assistenza, rispetto al ddl presentato dal governo (C.3594) per il contrasto alla povertà e il riassetto del sistema dei servizi sociali. Si sono svolte, in differenti sedute, le audizioni di Cobas, Cub e Usb, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, i patronati (Ce. Pa.), i Caf di Cgil, Cisl e Uil, l’istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) e il servizio studi della Banca d’Italia alla presenza delle Commissioni riunite Lavoro pubblico e Affari sociali della Camera.

Il disegno di legge delega rappresenterebbe una parziale risposta, sia sotto l’aspetto finanziario sia per i contenuti, al problema della povertà, la cui portata sta diventando sempre più ampia. Se tutti gli interventi saranno portati a termine senza ulteriori finanziamenti pubblici non sarà possibile realizzare a pieno il disegno di contrasto alla povertà. La strutturazione del ddl non terrebbe in considerazione le criticità in cui versano i patronati e i centri di assistenza di alcune regioni italiane.

Per contro il governo ha assunto l’impegno di adottare entro giugno 2016 il Piano nazionale previsto dalla legge di Stabilità. Il Fondo contro la povertà, all’interno della legge, prevede 600 milioni di euro per l’anno 2016 e quasi il doppio a decorrere dall’anno 2017. Alcuni di questi finanziamenti serviranno ad emanare assegni di disoccupazione (AsDi).

I rappresentanti dei Caf hanno anche espresso dubbi riguardo la reale efficacia dell’Isee, strumento utilizzato come Indicatore della situazione economica (equivalente).

Le preoccupazioni generali espresse dai vari rappresentanti durante le audizioni, fanno riferimento alla situazione del 5,7 percento della popolazione (un milione e mezzo di famiglie, oltre quattro milioni di persone), che non ha sufficienti risorse per sopravvivere; ma anche ad un Paese, l’Italia, nel quale il sistema di protezione sociale da sempre funziona poco e male.

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