Istat, Italia ancora “ostaggio” di povertà e disoccupazione

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Sette mln di persone in grave povertà: è lo scenario descritto dall’Istat nell’audizione sul nuovo Def, il documento di Economia e Finanza del governo

Mercato del lavoro stagnante, tasso di occupazione fra i più bassi d’Europa e almeno 7 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà estrema. E’ lo scenario che viene fuori nell’ultima audizione del direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica (Istat), Roberto Monducci. 

Grave deprivazione materiale per 7 milioni di persone

Sono 7 milioni 209 mila le persone che in Italia vivono in famiglie in grave deprivazione materiale, ovvero in seria difficoltà economica. Di queste, 3 milioni 134 mila hanno almeno 4 sintomi di disagio su un set di 9 (dal non potersi permettere le vacanze o un pasto proteico adeguato all’essere in arretrato con bollette, affitti o mutui).

Manca, infatti, “uno scatto dell’economia per centrare gli obiettivi di crescita del Pil previsti dal Governo per il 2017” (+1,1 percento). “Le oscillazioni del commercio estero e della produzione industriale osservati nei mesi di gennaio e febbraio potrebbero rappresentare dei fattori di rischio per la crescita del primo trimestre 2017”.

Troppe difficoltà per i giovani nel trovare occupazione 

Per gli under 35 senza lavoro trovare un posto risulta, infatti, sempre più difficile. “Nel primo trimestre abbiamo una forte turbolenza sul piano produttivo che implica un’accelerazione”, fa presente l’Istat

Quindi, aggiunge Monducci, “potremmo avere un problema nel primo trimestre ma lo scenario in corso d’anno è positivo” e rende “plausibile una progressiva accelerazione” per raggiungere il target di crescita dell’1,1 percento del Prodotto interno lordo. Ricapitolando, risulta “necessaria una promessa di tassi di crescita rilevanti, significativi, in corso d’anno”.

Infatti, sottolinea Monducci nel corso dell’audizione, “si segnala che una crescita nel primo trimestre in linea o inferiore a quella osservata negli ultimi tre mesi del 2016″, ovvero dello 0,2 percento, “richiederebbe, ai fini del raggiungimento degli obiettivi indicati dal governo per il 2017, una accelerazione dei ritmi di espansione nei trimestri successivi“.

Le raccomandazioni di amici e parenti per trovare lavoro

La Rilevazione sulle forze di lavoro mostra anche quali siano state le modalità prevalenti di successo nella ricerca di lavoro di questi giovani. Nel quarto trimestre del 2016 i canali che più frequentemente hanno portato a un esito positivo nel trovare lavoro sono stati il ricorso alla rete di parenti e amici (il 41,9 percento degli occupati che non lo erano un anno prima) o la diretta richiesta a un datore di lavoro (il 18,9 percento).

L’8 percento si è rivolto ad agenzie interinali o altre agenzie private di intermediazione. Solo il 2,5 percento degli occupati che non lo erano un anno prima ha trovato lavoro attraverso i Centri pubblici per l’impiego (la quota sale al 7,1 percento fra i 15 e i 24 anni).

Al fine di costruire un processo di inclusione efficace per i giovani in cerca di occupazione sarebbe opportuno potenziare le risorse e gli strumenti a disposizione delle politiche attive del lavoro.

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