Ferrovie turistiche, parte il trenino del marketing

ferrovie turistiche

Il progetto ha ottenuto il via libera dalla Camera dei deputati e dovrà ora passare al vaglio dell’altro ramo del Parlamento

Il progetto volto all’istituzione di ferrovie turistiche attraverso il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione situate in aree di particolare pregio naturalistico o archeologico, ha ottenuto il via libera dalla Camera dei deputati e dovrà ora passare al vaglio dell’altro ramo del Parlamento.

Il provvedimento sulle ferrovie turistiche ha ottenuto l’unanimità

Sono stati 417 i voti favorevoli con i quali il provvedimento è stato approvato, pari alla totalità dei parlamentari presenti in Aula. Via libera all’unanimità, quindi, grazie al fatto che tutti i Gruppi hanno riconosciuto che “convertire le vecchie linee ferroviarie in ferrovie turistiche rappresenta un’intelligente strumento di promozione non solo del patrimonio storico ed artistico, ma degli stessi territori attraversati da queste tratte”.

Il provvedimento, come ha messo in evidenza nella sua relazione illustrativa la relatrice, l’on. PD Romina Mura, si pone l’obiettivo di “mettere a sistema, attraverso la predisposizione di una serie di regole standard e mirate rispetto alla particolarità del viaggio, dei mezzi e delle infrastrutture utilizzate, una particolare e diffusa modalità di accesso e visita turistica dei territori particolarmente interessanti, utilizzando linee ferroviarie secondarie costruite e attivate fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, molte delle quali vere e proprie opere di ingegneria ferroviaria”

1300 km di linee ferroviarie dislocate in  13 regioni italiane

Si tratta, in totale, di circa 1300 chilometri di linee ferroviarie, quasi tutte a binario unico, sulle quali i treni, spesso trainati da locomotori a vapore, viaggiano a velocità mai superiore ai 50 km orari, attraverso i territori, anche montani, di diverse regioni italiane. Intorno a questi percorsi, negli anni, sono già stati organizzati “importanti eventi di valorizzazione e di riscoperta dei beni paesaggistici e storici di grande interesse culturale”.  A livello esemplificativo la relatrice ha ricordato “il Treno Blu, il Treno Natura, il Trenino Verde, la Transiberiana d’Italia, il Treno dei templi, i Binari senza tempo”. I dati forniti da Ferrovie dello Stato e relativi al 2015 parlano di 166 viaggi turistici che hanno portato a spasso ben 45mila viaggiatori attraverso 13 regioni italiane: Lombardia, Toscana, Abruzzo e Molise, Sicilia, Piemonte, Veneto Liguria, Campania, Sardegna, Emilia Romagna, Lazio, Puglia e Friuli-Venezia Giulia.

Proprio in considerazione di tutto ciò, tutte le forze politiche che hanno lavorato al testo prima in commissione Trasporti e poi nell’Aula di Montecitorio, hanno intravisto nelle ferrovie turistiche un importante fattore produttivo per il Paese che necessità di procedure snelle in grado di “favorire l’ideazione e la realizzazione di iniziative imprenditoriali”.

La testimonianza relativa alla ferrovia turistica della Valle dei Templi

L’on. Maria Iacono, prima firmataria del provvedimento, nell’esprimere tutta la sua soddisfazione per il traguardo raggiunto, ha portato una testimonianza vissuta in prima persona nella sua terra, la Sicilia, dove la Fondazione FS e un’associazione di volontari amanti del treno, chiamata Ferrovie Kaos, hanno letteralmente fatto rinascere una piccola ferrovia, quella che da Agrigento va a Porto Empedocle, attraversando la Valle dei Templi, che un tempo veniva utilizzata per trasportare lo zolfo proveniente dalle miniere di Casteltermini, Racalmuto, Comitini, Favara verso il porto.  “Gli sforzi economici inizialmente sostenuti dalla Fondazione sono stati ampiamente ripagati – ha raccontato in Aula l’on. Iacono-  Tutti i weekend, dalla primavera all’autunno, le littorine d’epoca partono da Agrigento Centrale per la Valle dei Templi e hanno i posti tutti esauriti. Gli stranieri, soprattutto, non amanti dell’automazione privata su gomma, oggi cercano il treno storico per andare a visitare la Valle dei Templi. Ho visto, quindi, rinascere dal nulla un’infrastruttura data per morta, con poco, con investimenti mirati, oculati”. (Martina Battelli)

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