Elezioni, abbiamo scherzato: no alle date di Renzi

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Le primarie per la scelta del segretario si svolgeranno il 30 aprile. Una decisione che rinvia le date delle prossime elezioni

Elezioni, abbiamo scherzato: il Pd boccia le date di Renzi. Alla fine la data è stata scelta: il Pd celebrerà le primarie per la scelta del segretario il 30 aprile. Una decisione presa all’unanimità dalla commissione e ratificata dalla direzione (104 favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti) ma a cui si è arrivati solo al termine di un lungo braccio di ferro. Il confronto tra gli emissari dei tre candidati al momento in campo (con Renzi che si teneva informato sugli sviluppi dalla California) è andato avanti fino all’ultimo. Dopo una iniziale ipotesi di accordo al 23 aprile è arrivata l’impuntatura di Michele Emiliano sulle elezioni e alla fine, per scongiurare il voto a maggioranza, è stato deciso di celebrarle il 30. Una data che va bene al segretario uscente, che trova il placet di Andrea Orlando (“E’ una scelta giusta”) e che viene digerita anche dal governatore pugliese. Con la scelta del 30 aprile, sottolinea un deputato renziano, “è stato tolto a Emiliano l’alibi della data”. Inoltre così il nuovo segretario sarà proclamato il 7 maggio e “quindi avrà ancora 3-4 giorni per presentare le liste per le amministrative e assegnare il simbolo alle federazioni”. In questo modo, ha poi sottolineato Fassino, si può avere un “rasserenamento” del clima politico interno perché si chiude (anche se non tecnicamente) la finestra delle elezioni a giugno. Il 30 aprile è una scelta “saggia e corretta”, ha spiegato il presidente della commissione Lorenzo Guerini, respingendo le critiche di chi parla di “congresso-lampo”. “Dalla data di approvazione del regolamento alla conclusione con le primarie – ha sottolineato – passeranno 66 giorni, il congresso 2013 fu fatto, dal regolamento alle primarie, in 71 giorni. Siamo quindi in linea con i tempi utilizzati nel 2013”. “L’elettorato attivo – ha aggiunto – è garantito agli iscritti al 28 febbraio, l’elettorato passivo agli iscritti fino all’approvazione del regolamento, cioè questa sera, in linea con le previsioni del nostro statuto”. Il calendario prevede la presentazione delle candidature a segretario nazionale entro le 18 del 6 marzo; le riunioni di circolo si terranno dal 20 marzo al 2 aprile; le convenzioni provinciali il 5 aprile; la presentazione delle liste per le primarie dovrà avvenire entro il 10 aprile. La convenzione nazionale si terrà il 9 aprile e sarà l’occasione, ha spiegato, per “un approfondimento programmatico più largo per il partito”, come chiesto da Orlando. Poche le voci dissonanti in direzione. Tra queste quella di Gianni Cuperlo, per il quale questo calendario è “un altro errore”, mentre Francesco Boccia chiede di prolungare i tempi del tesseramento. Un’ipotesi respinta da Guerini. Intanto Orlando ha avviato la sua campagna, oggi era a Milano, domani sarà a Genova, lunedì a Firenze, a “casa” di Renzi. “Io mi candido a costruire un Pd in cui nessuno abbia le ragioni per andarsene: non voglio essere il candidato della sinistra del Pd, ma il candidato che tiene insieme anime diverse”, ha detto, assicurando che non intende essere un “segretario-premier”. E al ministro della Giustizia oggi è arrivato il messaggio di Massimo D’Alema: se diventasse segretario “si riaprirebbe un dialogo positivo”. Elezioni politiche, quindi, decisamente rinviate sine die e la fretta di Renzi (elezioni subito) nei fatti sconfessata proprio dai suoi.

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