Efficienza energetica: manca il credito finanziario

federico testa enea

Secondo il presidente di Enea, in Italia ancora problemi di “difficoltà da parte degli istituti finanziari a erogare risorse”

Sull’efficienza energetica si può fare di più. Federico Testa, presidente di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ne ha parlato durante l’audizione per le strategia Ue su riscaldamento e raffreddamento alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.

Secondo Enea, risulta in gran parte condivisibile aggiornare le 5 direttive sul tema energetico anche se ci sono criticità evidenti che coinvolgono soprattutto cittadini e industrie nazionali con particolare riferimento agli Stati del nord-centro Europa. Per citarne qualcuna, il calcolo della prestazione energetica: infatti tra gli Stati membri esistono differenti metodi per il calcolo della prestazione energetica di un edificio/impianto pertanto si perde l’obiettivo di rendere confrontabili gli immobili e si limita la possibilità di rendere confrontabile il dato per una valutazione delle scelte future.

In Italia, invece, sono stati fatti passi avanti sull’efficienza energetica ma ci sono ancora delle difficoltà legate a problemi di “replicabilità degli interventi e difficoltà da parte degli istituti finanziari a erogare risorse“. Secondo Federico Testa, rappresentano un’occasione importante i fondi europei destinati per il settore per il periodo 2014-2020, che possono essere utilizzati per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica e per la ripresa economica del settore delle costruzioni e quindi per il nostro Paese. Progetti innovativi di riqualificazioni di aree urbane dove si potrebbero integrare  risorse europee  con fondi privati per costruire un partenariato pubblico e privato diffuso.

Altro spina nel fianco è il d.lgs 28/2011 di recepimento della direttiva FER che fissa la quota minima di energia rinnovabile da prevedere nel caso di edifici di nuova costruzione o edifici soggetti a ristrutturazioni importanti. Le quote minime progressive fino al 2017, dove la percentuale delle rinnovabili raggiunge il 50 percento dei consumi complessivi dell’edificio, sono valori ritenuti problematici dagli addetti ai lavori, dalle imprese costruttrici e dalle Amministrazioni regionali. Tutti ne hanno chiesto l’abrogazione poiché “la norma sposta le tecnologie impiantistiche verso quelle alimentate elettricamente quando le caldaie a gas costituiscono ancora l’asse portante dell’industria italiana del settore”.

Occorre supportare la crescita dell’edilizia con strumenti finanziari alla portata dei cittadini finanziamenti e con lo sviluppo delle competenze nel settore edilizio che favorirebbero la ripresa di un settore trainante della nostra economia in crisi da anni con, inoltre, ulteriori sviluppi occupazionali.

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