Cittadinanza, finestra di discussione a giugno in Senato

Dl cittadinanza

Il Dl cittadinanza è fermo dal 2015 in Commissione Affari Costituzionali, seppellito da migliaia di emendamenti della Lega Nord

Dopo mesi di stallo potrebbe riprendere il prossimo giugno, in Senato, l’iter parlamentare del disegno di legge in materia di cittadinanza. Si parla, per essere precisi, del 15 giugno e la conferma arriva dalle due relatrici del provvedimento: Maria Cecilia Guerra e Doris Lo Moro, senatrici di Articolo 1.

L’ultimo capitolo relativo al Dl cittadinanza risale addirittura al 2015 quando il provvedimento fu approvato alla Camera. Da allora più nulla, il testo è rimasto sommerso da migliaia di emendamenti della Lega Nord (otto mila ad essere precisi), volti più a finalità di ostruzionismo che di effettive modifiche. Forse, adesso c’è uno spiraglio.

Cosa prevede il testo

Ad eccezione di alcuni particolari ordinamenti, il procedimento per ottenere la cittadinanza di uno Stato può determinarsi tramite due modalità: per nascita all’interno dei suoi confini (definito anche ius soli) oppure attraverso l’eredità della cittadinanza dai propri genitori, indipendentemente dallo stato di nascita (definito ius sanguinis).

In Italia, il disegno di legge del 1992 prevede la modalità dello ius sanguinis: un bambino nato da genitori italiani è automaticamente italiano. Grazie al disegno di legge approvato adesso, invece, dovrebbero introdursi altre due tipologie: lo ius soli temperato e un’inedita modalità definita da più parti ius culturae.

Lo ius soli temperato prevede questo tipo di procedura: un minore nato in Italia da genitori stranieri potrà ottenere la cittadinanza italiana a condizione che almeno uno dei genitori sia titolare di diritto di soggiorno illimitato oppure, se non è cittadino europeo, di permesso di soggiorno dell’Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo.

Diverso il discorso per lo ius culturae: riguarda i minori stranieri arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età. Questi minori potranno diventare cittadini italiani dimostrando di aver frequentato dei percorsi di formazione con regolarità, come cinque anni di frequenza di un normale ciclo scolastico e aver terminato un corso professionale di tre o quattro anni.

In entrambi i casi, la domanda è dovrà essere presentata da uno dei due genitori all’ufficio di stato civile del Comune di residenza entro il compimento della maggiore età del figlio; altrimenti potrà essere presentata dal soggetto diventato maggiorenne, che avrà due anni di tempo per fare domanda.

Esclusi dai casi considerati i soggetti con più di 20 anni di età o arrivati in Italia dopo i dodici anni.

Esistono, poi, altri casi regolati dalla legge precedente la 91/1992 attualmente in vigore.

Favorevoli e contrari al Dl cittadinanza

Il dl Cittadinanza vede tra i suoi sostenitori i senatori del PD, Articolo 1, Alternativa Popolare, Sinistra italiana e del gruppo Per le autonomie. Si tratta in tutto di 167 voti, e costituirebbero la maggioranza anche nel caso in cui ai contrari, Lega e Forza Italia, si dovessero sommare i voti degli incerti e del Movimento Cinque Stelle.

Gaia Catalani

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