Digitalizzazione Pa, l’Italia ha già trent’anni di ritardo

digitalizzazione

“Il ritardo accumulato [per la digitalizzazione delle Pa] negli ultimi trent’anni di miopia politica va recuperato con determinazione”, Paolo Coppola (Pd)

Una discussione sulle linee generali della proposta per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle Pubbliche amministrazioni, è stata affrontata in Aula alla Camera. Il deputato del Partito democratico e relatore del documento (Coppola – DOC. XXII, n.42), Paolo Coppola, ha insistito sulla responsabilità di innovare e digitalizzare il Paese e, quindi, sulla necessità della creazione di una Commissione d’inchiesta.

Articoli della proposta

La proposta è composta da 5 articoli. L’articolo 1 prevede l’istituzione della Commissione di inchiesta per la durata di un anno. I compiti della Commissione saranno: verificare e analizzare le risorse finanziarie stanziate e il loro utilizzo, dunque, gli investimenti effettuati dalle Pa nel settore delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict). Ma anche monitorare il livello di digitalizzazione e di investimento nelle Regioni. L’articolo 2 stabilisce che la Commissione sia formata da venti deputati nominati dal presidente alla Camera, assicurando la presenza di almeno un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare. L’articolo 3 regola la possibilità della Commissione di procedere con indagini ed esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria e con l’ulteriore limite: non può adottare provvedimenti che riguardino la libertà e la segretezza della corrispondenza e delle altre forme di comunicazione.
L’articolo 4 prevede l’obbligo del segreto e l’articolo 5 determina le spese per il funzionamento della Commissione, poste in carico al bilancio interno della Camera. La cifra è stata suddivisa in 25 mila euro per l’anno 2016 e in 25 mila euro per l’anno 2017.

Digitalizzazione Italia: 30 anni di ritardo

I risultati del Desi (Digital economy and society index), l’indicatore scelto dalla Commissione europea per misurare lo stato di digitalizzazione dei Paesi membri, dimostrano che nel 2016 l’Italia si posiziona al venticinquesimo posto, davanti solamente alla Romania, alla Bulgaria e alla Grecia.
Il rapporto Ocse Government at a Glance del 2015, specifica che in pochi casi il nostro Paese riesce ad essere competitivo. In confronto con gli altri Stati, l’Italia si trova spesso in fondo alle graduatorie, soprattutto in termini di servizi e-government. Lo stesso dato Ocse evidenzia come, nel 2014, solo il 20 percento degli italiani abbia utilizzato il web per chiedere informazioni, solo l’11 percento di questi per inviare moduli alla pubblica amministrazione.

L’Italia, dal 2007 al 2013, ha speso poco meno di 40 miliardi per le nuove tecnologie, e nonostante gli oltre 5 miliardi di spesa complessiva annua tra pubblica amministrazione centrale e locale, lo stato dell’innovazione e del digitale rimane arretrato. Confrontando il dato con gli altri Paesi, risulta che il nostro, assieme alla Spagna, è quello che fra le grandi economie europee spende meno in proporzione al Pil, con lo 0,3 percento della spesa nel 2014, di fronte allo 0,5 percento di Francia e Germania e allo 0,9 del Regno Unito.

“Sebbene il tasso di crescita sia superiore alla media europea, e di conseguenza la Commissione europea ci classifichi nel gruppo dei Paesi in recupero, il ritardo accumulato negli ultimi trent’anni di miopia politica va recuperato con maggiore determinazione”, ha detto Paolo Coppola in Aula.

Commissione d’inchiesta e referendum Costituzionale

Il rapporto dell’Osservatorio Assinform, di recente, ha denunciato lo scarso grado di interoperabilità, di comunicazione, tra gli enti della pubblica amministrazione locale.
A tal riguardo il deputato Coppola, ha detto, accennando anche al referendum Costituzionale di ottobre: “Sono certo che i lavori della Commissione di inchiesta che ci accingiamo a istituire serviranno anche per l’attuazione della modifica della Costituzione votata in quest’Aula all’unanimità e che andremo a confermare con il referendum di ottobre, che, alla lettera r), secondo comma, dell’articolo 117, aggiunge alle materie di competenza esclusiva dello Stato, oltre al coordinamento informatico dei dati, anche quello dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche. Una rivoluzione che va finalmente a sanare quanto denunciato anche dal rapporto Assinform”.

SHARE