Confsal-Unsa: “Mibact predilige personale Ales Spa a quello di ruolo”

Il sindacato e il suo segretario, Giuseppe Urbino, hanno preparato una segnalazione alla Procura di Roma

Il Mibact preferisce avvalersi del personale della sua società in house, la Ales Spa, piuttosto che del suo personale di ruolo. Alcune Direzioni Generali del Ministero, infatti, hanno organici il cui contingente Ales arriva al 60 percento e occupa posizioni lavorative tipiche dei funzionari pubblici invece che di figure di supporto. Queste le accuse di Giuseppe Urbino, Segretario Nazionale della Confsal- Unsa Beniculturali, il quale ha preannunciato l’invio di una lettera di segnalazione alla Procura di Roma.

“Mentre gli idonei del Mibact sono praticamente senza speranze, gli uffici del Ministero  vengono popolati da personale Ales che con la scusa di essere di supporto, il più delle volte è utilizzato al posto di personale di ruolo che ne ha titolo” ha denunciato Urbino. Secondo la sua ricostruzione, l’Ales Spa (società in house che detiene il 100 percento del pacchetto azionario del Mibact e svolge un’ attività di supporto alla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale), con i fondi concessi dal Mibact stesso, avrebbe frequentemente indetto bandi di concorso per assunzioni a tempo determinato, raggiungendo nel corso degli anni uno spropositato numero di assunti e impedendo ” lo scorrimento delle graduatorie di personale che si è riqualificato”. I nuovi assunti sarebbero entrati perciò all’interno del Mibact, permettendogli di non indire le tradizionali gare d’appalto per affidare lavori, servizi e forniture indispensabili alla propria attività. “Insomma, il ministero fa la quadratura del cerchio eludendo quelle che sono le tradizionali procedure di gara – ha chiosato Urbino – . Franceschini la sa lunga: vuole evitare i blocchi di spesa utilizzando la società Ales”.

Il sindacalista, però, non è stato il solo ad accorgersi di quello che presumibilmente accadeva – e accade – al Collegio Romano. Il deputato del Movimento 5 Stelle, Luigi Gallo, in poco più di un anno ha presentato due interrogazioni parlamentari alla Camera: la prima il 10 febbraio 2016 e la seconda lo scorso 28 giugno (atto C.5/11687). In entrambe, Gallo ha denunciato “un potenziale eccesso, da parte della stessa società, nel ricorso ad affidamenti diretti per «servizi di somministrazione lavoro a tempo determinato» spesso per attività analoghe se non medesime, presagendo un utilizzo spregiudicato o sospetto di «affidamenti al limite» – del valore di circa 39mila euro ciascuno – rispetto alle soglie imposte dall’allora vigente decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 – 40 mila euro-” si legge nell’interrogazione.

Per trovare una soluzione alla sorta di autogestione che Ales Spa sembra attuare all’interno del Mibact, la Confsal Unsa Mibact ha perciò deciso di rivolgersi a Gentiloni e alla Procura Generale della Corte dei Conti. “Al Premier Gentiloni diciamo di  cominciare a pensare all’abolizione di Ales, società  che tra l’altro è  rimasta coinvolta in una delle inchieste giudiziarie su Pompei in quanto società affidataria dei servizi di custodia. Alla Procura Generale della Corte dei Conti – ha concluso Urbino – diciamo invece di indagare sulla gestione del fiume di danaro pubblico che arriva ad Ales dal Mibact: importi sempre più gonfiati (oltre 20 mln di euro nel prossimo triennio)”.

 

 

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