Codice dello spettacolo: la riforma attesa da oltre trent’anni

codice dello spettacolo

360 milioni di euro gestiti dal Consiglio superiore dello spettacolo, un riequilibrio territoriale dell’offerta e un focus sui lavoratori del settore: questi i punti fondamentali del nuovo codice dello spettacolo

Il Senato potrebbe approvare questa settimana il codice dello spettacolo, il provvedimento nato dallo stralcio della legge sul cinema, che mira a ricondurre a un quadro unitario il sostegno statale a diversi settori dello spettacolo, disciplinato oggi da specifiche e numerose leggi.

Si tratta di una vera e propria riforma generale, attesa da più di trent’anni e precisamente da quando, con la legge la legge n. 163 del 1985 il legislatore istituì il  Fondo unico per lo spettacolo, il cosiddetto FUS, a cui avrebbe dovuto far seguito una legge quadro per il rilancio e lo sviluppo del settore dello spettacolo dal vivo.

Nel corso dell’esame in Commissione si sono svolte circa 40 audizioni per poter dare voce a tutti i settori coinvolti che sono veramente tanti: si va dalle fondazione liriche al teatro, al teatro di figura, alla danza, alle attività circensi, alle bande.

La relatrice Rosa Maria Di Giorgi del PD, nella sua relazione introduttiva alla discussione, ha voluto sottolineare il clima di grande collaborazione respirato in Commissione Istruzione tra le contrapposte forze politiche che ha consentito di arrivare ad un testo condiviso in cui si riconosce il valore formativo ed educativo dello spettacolo e lo promuove a fattore di sviluppo, coesione e identità culturale.

Dal dialogo tra MiBACT e MEF sono state reperite le risorse necessarie pari a 360 milioni di euro che confluiranno nel Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e saranno suddivise tra quelle destinate alle fondazioni lirico-sinfoniche (40%) e le risorse destinate a tutto il resto del mondo dello spettacolo (60%).

Il nuovo codice dello spettacolo, per assicurare l’efficacia degli interventi ed indirizzare le politiche del Ministero ed in questa prospettiva, ha creato il Consiglio superiore dello spettacolo che andrà a sostituire la Consulta dello spettacolo, posizionandosi al fianco del Consiglio superiore del cinema ed il Consiglio superiore dei beni culturali e creando  così ”un’omogeneizzazione ed un’armonia fra i soggetti istituzionali che si devono occupare di definire le strategie e di dare indicazioni al Governo”.

Il Consiglio sarà composto da 15 persone, 11 dei quali scelti tra figure di rilievo che fanno parte del mondo dello spettacolo, e 4 indicati dal ministro dei beni culturali in una rosa di nomi proposta  dalle associazioni di categoria.

Il provvedimento si è occupato anche dell’aspetto del riequilibrio territoriale dell’offerta, con l’intento di favorire le aree geograficamente più disagiate, dove non è così facile trovare finanziamenti privati a sostegno del mondo dello spettacolo. Oltre all’introduzione dell’art bonus, è stata favorita la creazione di spazi di spettacolo nei Comuni con meno di 15.000 abitanti.

L’altro aspetto importante del provvedimento, messo in risalto dalla senatrice Di Giorgi, riguarda ”una delega ad hoc per i lavoratori dello spettacolo”.

SHARE