Al Mibact non serve il titolo

“Risorse generiche spacciate per giornalisti alla corte di Franceschini”. La denuncia di Parente (Confsal-Unsa)

“Mentre Franceschini e il suo partito si dannano per avere una camera e delle poltrone che contano, nonostante i cittadini abbiano sancito una sonora sconfitta del Partito Democratico, veniamo a conoscenza dell’ennesimo atto di arroganza politica che si perpetra al Ministero dei Beni Culturali” afferma Antonio Parente, Segretario Regionale Confsal- Unsa Beni Culturali della Campania.  Secondo la denuncia del sindacalista, in uno degli uffici di diretta collaborazione del ministro opererebbero due risorse spacciate per addetti stampa e comunicazione, pubblicati nel sito istituzionale del Mibact, senza averne alcun titolo.

“Il Mibact non è nuovo a questo tipo di comportamenti, già in passato ebbe un richiamo dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio per un caso analogo” ricorda Parente.

“Ma la cosa che stupisce è che un ministro della Repubblica se ne infischi delle leggi che regolano un Stato e in barba alla Legge del 7 giugno 2000 n. 150 sulla comunicazione istituzionale nelle Pubbliche Amministrazioni, senza contare che al proprio interno ha delle professionalità iscritte all’Ordine dei Giornalisti, nomina addetti stampa del personale che nulla hanno che vedere con la comunicazione e non solo. Li chiama ‘addetti stampa e comunicazione’ andando incontro a quello che ancora oggi è un reato penale, e cioè l’esercizio abusivo della professione”.

Sempre secondo il sindacalista, all’ufficio stampa di Franceschini sarebbero impiegate delle risorse della società in house Ales Spa, che non avrebbero titolo a svolgere queste mansioni.

“Chiediamo – conclude Antonio Parente –  che sia fatta chiarezza su questa questione, anche in vista dell’arrivo del prossimo ministro che ci auguriamo sia più garantista di Franceschini e soprattutto che rispetti le leggi dello Stato. Scriveremo all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e all’Associazione della Stampa Romana, visto che  parliamo di ”illeciti’ nella Capitale, affinché intervengano celermente per porre fine a questo ennesimo atto di arroganza politica e procedano con la diffida relativa per far applicare la legge 150 del 2000 sulla comunicazione istituzionale”.

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