Stop agli sprechi: al via la ridistribuzione dei farmaci

Secondo i dati offerti dal Censis, è in preoccupante aumento il numero degli italiani in difficoltà che non riescono ad acquistare i farmaci a loro necessari

Ridistribuire e donare i farmaci ai più poveri. Questo l’obiettivo delle mozioni (n. 1-1015557;1-01661;1-01665-6-7-9;1-01689) approvate oggi dalla Camera.

La riduzione degli sprechi dei prodotti farmaceutici è divenuto un obiettivo prioritario e lo si evince dai dati sempre più preoccupanti che riguardano la “povertà sanitaria” nel nostro Paese. Da una ricerca condotta sui rifiuti urbani dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) emerge che su 1.968 comuni (il 24,5 percento dei comuni italiani), ospitanti il 23,6 percento dei cittadini, si produca una quantità di rifiuti farmaceutici di circa 1.270 tonnellate, delle quali 92,4 sono di farmaci scaduti pericolosi. Questa quantità elevatissima di medicinali scaduti che finiscono troppo spesso nell’indifferenziata, oltre a rappresentare un’ ulteriore grave forma di inquinamento e di contaminazione per l’ambiente, rappresenta anche uno spreco e un costo, sia per l’impossibilità di poterli donare, sia per il valore in sé dei prodotti non più utilizzati, sia per i costi di raccolta e smaltimento.

Risulta dai dati Istat che dal 2007 ad oggi siano addirittura raddoppiati i cittadini che hanno difficoltà ad acquistare medicinali, anche quelli con prescrizione medica. Questo è un evidente e profondo colpo per il diritto alla salute e l’accesso alla cura per i cittadini più deboli.

La normativa approvata è finalizzata ad un riutilizzo virtuoso dei farmaci già in possesso dei pazienti, ad ostacolare la tendenza all’accumulo immotivato e a consentire il recupero, in condizioni di sicurezza, delle confezioni farmaceutiche inutilizzate per vari motivi. Tale esigenza appare confermata dalla ricerca del 2009 pubblicata dall’Istituto Mario Negri di Milano che certifica come il 49 percento delle confezioni di farmaci per adulto e il 65 percento delle confezioni pediatriche, non venga effettivamente utilizzato, dando il via ad uno spreco intollerabile nell’attuale situazione di crisi economica.

Tra le iniziative auspicate per la riduzione dello spreco di medicinali, spiccano quelle volte all’educazione dei consumatori per evitare i fenomeni di “accaparramento” e di “accumulo in scorta” che sono una delle più potenti spinte all’inutilizzo e allo spreco. Altra disposizione è quella di creare una collaborazione tra medici e aziende farmaceutiche, affinché queste creino delle confezioni industriali sempre più coerenti rispetto alle necessità terapeutiche, ad esempio, producendo e vendendo farmaci sfusi o monodose o proponendo una diversa modulazione delle quantità contenute nelle confezioni. Solitamente, i primi farmaci “parzialmente utilizzati” sono gli antidolorifici e antinfiammatori. L’82 percento delle confezioni, infatti, non viene utilizzato interamente, poiché le scatole contengono più o meno pillole di quelle che servono per completare la terapia.

Alle Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale), inoltre, sarà consentita la distribuzione a titolo gratuito dei farmaci direttamente ai soggetti indigenti e provvederanno a promuovere iniziative volte a facilitarne la fruizione.

Giulia Fortunato

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