Avvocati, alla Camera si parla di equo compenso

E’ stato dato il via al dibattito sul ddl riguardante la retribuzione degli avvocati e dei professionisti in generale

Oggi la Commissione giustizia della camera ha discusso il ddl datato 5 luglio 2017  riguardante l‘equo compenso per gli avvocati, al fine di rivalutarne il lavoro. Alla proposta di legge è stata allegata anche quella che coinvolge tutti i professionisti (C.4575).

Quest’ultima, come spiega l’articolo 1, intende stabilire un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto in base al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale.

“E’ nulla ogni clausola o patto che determina un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente della prestazione prevedendo un compenso non equo” recita l’articolo 2, a cui segue, nell’articolo 3, la clausola di invarianza finanziaria : “Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Occorre da tempo una legge che rivaluti il lavoro dei professionisti che sono sempre più spesso vessati da situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali con i clienti, soprattutto con i clienti “forti”, quali banche, assicurazioni ed enti pubblici. Avvocati ed appartenenti alle professioni ordinistiche , avendo meno potere contrattuale, si trovano nella condizione di dover, sempre più spesso, accettare compensi al limite del decoro e sottoscrivere con i poteri “forti” clausole di natura vessatoria. Ciò causa un’ inevitabile concorrenza sfrenata e dequalificazione delle prestazioni.

L’equo compenso, oltre ad essere un principio costituzionale applicabile a tutti i lavori, tutela i consumatori da servizi professionali di bassa qualità e favorisce un rapporto il più possibile ottimale tra il costo e la qualità delle prestazioni.

La proposta di legge, quindi, si propone di rimettere al centro la qualità del lavoro, tutelare i lavoratori autonomi con delle norme sull’equo compenso. L’obiettivo, perciò, è quello di ridare dignità al lavoro dei professionisti e ridurre le possibilità decisionali dei cosiddetti “poteri forti”.

Nello specifico, invece, in questi giorni si è parlato della necessità di annullare le clausole vessatorie nel settore delle prestazioni legali che rendono squilibrato il potere contrattuale tra un avvocato e coloro che si considerano i “poteri forti “(banche, assicurazioni, enti pubblici). Proprio oggi, infatti, è stata discussa la proposta di legge C. 4574 che riguarda gli avvocati.

Tra le clausole da abolire, citate dal ddl, importanti sono quelle che danno riserva al committente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto e di recedere senza un congruo preavviso. Come anche, quelle che attribuiscono al committente la facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve esercitare a titolo gratuito e l’anticipazione delle spese della controversia a carico del professionista.

Il presidente del Cnf (Consiglio nazionale Forense), Andrea Mascherin, intervenuto in audizione, ha dichiarato: “Il Parlamento ha capito che la dignità della professione dell’avvocato va tutelata“. Questo ddl è una misura che gli avvocati attendono da molto e che ora i partiti mostrano di condividere in modo pressoché unanime.

Giulia Fortunato

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