Derivati del pomodoro, next stop: etichettatura obbligatoria

La proposta è arrivata dal ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina. Favorevole Coldiretti

Rendere obbligatoria l’etichettatura di origine per i prodotti derivati dal pomodoro. Questo è l’obiettivo che il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina che, insieme al ministro Calenda (a capo del dicastero dello sviluppo economico), ha deciso di raggiungere, dopo il successo delle etichettature su latte, pasta e riso.

La dichiarazione del ministro arriva dopo l’approvazione, un mese fa, da parte della Commissione Agricoltura, di una risoluzione proposta dal deputato Giuseppe Romanini. Il governo si è impegnato a convocare, con la massima sollecitudine, un tavolo di confronto con tutti i soggetti della filiera del pomodoro da industria, con l’obiettivo di estendere anche a questo settore l’obbligo di indicare l’origine della materia prima.

Nello specifico, in occasione dell’audizione alla Commissione agricoltura della Camera di fine giugno, è stato proposto di introdurre 4 diciture per indicare il Paese di origine della materia prima :

  • “Singolo paese di origine europeo” se tutta la materia prima giunge da un unico paese;
  • “Origini in Ue” quando la materia prima agricola proviene da 2 o più paesi dell’ Ue;
  • “Origine extra Ue” quando anche una sola quota della materia prima proviene da paesi extra Ue;
  • “Origine in un singolo paese extra Ue” quando la materia prima proviene da uno specifico paese extra Ue.

“L’importante lavoro, per arrivare al più presto all’ etichetta di origine sui derivati del pomodoro, va esteso a tutti i vegetali trasformati, dai succhi alla confettura”. Chiede l’84 percento degli italiani che hanno partecipato alla consultazione pubblica indetta dallo stesso Ministro delle Politiche Agricole e sostenuta anche dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Ad oggi – sottolinea la Coldiretti- l’obbligo di etichettatura d’origine è in vigore in Italia solo per le passate ma non per i pelati, polpe, sughi e soprattutto concentrati (che solo nel 2016 l’Italia ha importato dalla Cina in un ammontare di 91 milioni di chili). Significa attorno al 20 percento della produzione nazionale: un fiume di pomodoro che viene poi spacciato nel mondo come italiano per la mancanza di un sistema di etichettatura di origine obbligatorio, denuncia la Coldiretti, che aggiunge: “il problema riguarda tutta l’ortofrutta trasformata, dai fagioli all’ arancia che spesso arrivano da Paesi lontani per essere lavorati in Italia e diventare magicamente Made in Italy senza alcuna indicazione per il consumatore.”

“Di fronte all’atteggiamento incerto e contraddittorio dell’Unione Europea, l’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità , ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche con una profonda revisione delle norme sul codice doganale”- conclude la Coldiretti.

Commenti favorevoli provengono anche dal Presidente dell’Ol Pomodoro, industria del nord Italia, Tiberio Rabboni che commenta così: “Accogliamo con grande favore l’impegno del Ministro dell’Agricoltura per l’estensione dell’obbligo di indicazione di origine in etichetta anche per i derivati del pomodoro, un provvedimento, che come Ol ci vede da tempo favorevoli anche in termini di disponibilità per una prima concreta sperimentazione come filiera, in accordo con lo stesso Ministero dell’ Agricoltura”. Contestualmente l’Ol esprime soddisfazione anche per l’accordo che ha portato uno dei propri soci, il Consorzio Casalasco del pomodoro, ad acquisire il marchio De Rica, rafforzando così il valore della produzione Made in Italy.

Giulia Fortunato

 

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