Mibact, Franceschini ci riprova con le nomine (sbagliate)

La denuncia del segretario nazionale Confsal- Unsa Beni culturali, Giuseppe Urbino

Dario Franceschini avrebbe intenzione di nominare Antonio Lampis come Direttore Generale dei Musei. Ad annunciarlo è stato Giuseppe Urbino, Segretario Nazionale della Confsal- Unsa Beniculturali, secondo il quale sarebbe tutto normale, se Lampis non fosse sotto processo per “Danno erariale”.

«Da fonti ben accreditate  veniamo a sapere che una delle prossime nomine del Ministro Dario Franceschini potrebbe riguardare e premiare Antonio Lampis, che andrebbe a ricoprire il delicato ruolo di Direttore Generale dei Musei – ha dichiarato Urbino – . Un funzionario pubblico altoatesino che in questa delicata fase della sua vita è sotto processo per un reato abbastanza infamante “Danno erariale”, e non solo lui. Potrebbe essere una notizia non vera e se così fosse ne prenderemo atto anche noi per primi, ma se fosse invece una notizia attendibile,  allora ci troveremmo in presenza di una nomina “sospetta”, forse anche “inutile e dannosa” per il Mibact».

Secondo la Confsal-Unsa Beni Culturali, se Antonio Lampis risultasse “colpevole” insieme a Cristian Tommasini, Vice Presidente della Giunta Provinciale Altoatesina, dovrà rispondere in prima persona di una somma pari a circa cinquecentomila euro. Più precisamente, 470 mila euro: «tanto  chiede e contesta loro il procuratore della Corte dei Conti Robert Schülmers al vicepresidente della Provincia Christian Tommasini e agli stessi funzionari dell’assessorato alla cultura: Katia Tenti, Marisa Giurdanella e naturalmente Antonio Lampis» scrive il sindacato.

L’accusa per tutti loro evidentemente è pesante, danno erariale. Cristian Tommasini si è sempre difeso con netta determinazione: «La contestazione che viene mossa a me e ai miei funzionari dalla Procura contabile è di tipo politico circa l’opportunità di questa spesa. I dirigenti sono chiamati in causa in quanto hanno firmato gli atti amministrativi. Sono sicuro che, nelle controdeduzioni che presenteremo alla Corte dei conti, riusciremo a chiarire che non si è buttato via neppure un euro: il denaro è servito a promuovere a suo tempo una serie di iniziative sul territorio a sostegno della candidatura e a creare un prezioso lavoro di rete con le realtà culturali del nord-est».

La notizia del coinvolgimento di Antonio Lampis insieme a Cristian Tommasini ha sollevato enorme scalpore – dice Urbino – anche se in molti già sapevano dell’inchiesta che la magistratura contabile aveva avviato dopo l’ esposto firmato alla fine del 2013 dal consigliere provinciale Sven Knoll (Südtiroler Freiheit), e che nei fatti richiamava l’attenzione della Corte dei Conti sui denari che la Provincia, complessivamente oltre un milione di euro tra il 2011 e il 2014 (574 mila euro spesi nel 2011, 250 nel 2012, 200 mila nel 2013 e altri 200 approvati a bilancio 2014), aveva investito sulla candidatura di Bolzano e del Nordest a capitale europea della cultura 2019. Poi la scelta finale cadde sulla città di Matera e tutti quei soldi spesi per la promozione di Bolzano si dimostrarono spesi inutilmente.

La relazione con cui la Corte dei Conti richiama il gruppo di lavoro, che operava insieme e per conto di Cristian Tommasini, alle sue responsabilità riguarda in particolare una tranche di denaro pubblico che si sarebbe potuto in realtà risparmiare.

Gli ufficiali della Guardia di Finanza, che hanno setacciato euro dopo euro le spese effettuate, sottolineano che tra le spese eccessive e in parte inutili c’erano “370 mila euro ad Alto Adige marketing, 14 mila euro per la cerimonia dell’atto costitutivo dei fondatori, 50 mila euro a “Slow Food” per l’organizzazione della cena dei promotori, 50 mila euro alla coop “FranzLab” e 247 mila euro alla coop «19×19» per l’operazione “Roadshow container 19×19”, diciannove tappe in tutto l’Alto Adige per presentare i “vantaggi della candidatura”.

A nome suo e del gruppo incriminato Cristian Tommasini, che aveva più immagini di tutti gli altri, ha sempre reagito duramente alle accuse rivoltegli, e non sempre difendendo se stesso e i suoi i funzionari amministrativi, ma addirittura attaccando quella che lui ritiene la responsabile numero uno dell’inchiesta contro di lui: “Tutto è partito da Südtiroler Freiheit. L’ex consigliera Eva Klotz (stesso partito di Knoll) aveva annunciato un esposto penale in Procura che però non ha portato a nulla; mentre è partita l’indagine contabile, per questo in fondo ci aspettavamo l’invito a dedurre. La cosa buffa di tutta questa vicenda è che la signora Klotz contesta questa spesa, mentre trova del tutto normale aver incassato una liquidazione da un milione di euro. La verità è che a preoccuparla non è l’investimento deciso dalla Provincia, ma il fatto che si sia messo in piedi un progetto culturale che guardava a sud, invece che a nord. A suo tempo infatti, quando si sono spesi quattro milioni per le celebrazioni dedicate ad Andreas Hofer, non ha avuto nulla da dire”.

Ora Antonio Lampis si prepara a trasferirsi a Roma per una promozione fortemente voluta pare dal ministro Dario Franceschini in barba ai dirigenti interni che hanno risposto ad un interpello e soprattutto in barba alle casse dello Stato. Con la nomina di Lampis – conclude Urbino – si andrebbe ad aggiungere un’altra voce di spesa che poteva essere eliminata se “lo ZAR Franceschini” avesse pensato di nominare un interno MIBACT,  e di questo la Corte dei Conti che ne pensa?”

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