Vitalizi, i no di Brunetta e Damiano

Entrambi i parlamentari si sono astenuti dal voto alla Camera

Nonostante la legge sui vitalizi sia stata approvata, continuano le polemiche a Montecitorio. Tra i deputati più critici, spiccano Renato Brunetta (FI) , che parla di “possibile macelleria sociale”, e il presidente della commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano (Pd), contrario al ricalcolo degli assegni pensionistici.

I fautori del “No” hanno ricordato che la ragione storica di quello che oggi appare un privilegio ingiustificato era permettere a chiunque, anche ai più poveri, di intraprendere la carriera politica, permettendogli di avere comunque una qualche forma di sostentamento anche dopo il termine del mandato parlamentare .

In virtù di questa logica, il vitalizio è previsto da quasi tutte le democrazie del mondo sviluppato. Secondo i fautori del “NO”, con questa proposta di legge si sanziona un’ intera classe politica. Una cosa, a loro parere, giuridicamente ed eticamente inammissibile .

Il presidente della commissione lavoro alla Camera Damiano, ex sindacalista, ha spiegato sia su Repubblica che sul Corriere della sera le ragioni per le quali ha rinunciato al voto. “Non sono d’accordo sul ricalcolo degli assegni agli ex deputati e gli ex senatori poiché apre una breccia nel principio costituzionale di retroattività – ha dichiarato- . Inoltre paventa l’ipotesi che ciò che oggi andrà a valere per i parlamentari, un domani potrà essere esteso anche ai lavoratori autonomi e dipendenti già colpiti dalla crisi economica. Perciò non si possono cambiare retroattivamente le pensioni “.

Dichiarazione simile è stata fatta da Brunetta :” Il gruppo che ho l’onore di presiedere non ha votato la legge Richetti, norma palesemente incostituzionale, perché introduce retroattivamente il ricalcolo dei vitalizi degli ex parlamentari e degli ex consiglieri regionali. La retroattività del ricalcolo è una cosa aberrante che potrebbe – seguendo magari il verbo del renziano presidente dell’Inps, Tito Boeri – interessare nei prossimi anni circa 16 milioni di italiani, andando a toccare la loro pensione in essere”.

Giulia Fortunato

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