Concorrenza, ora o mai più

Il dl per il mercato e la concorrenza approda al Senato, ma c’è chi vuole che si ritorni in commissione per una rivisitazione del testo

Era l’8 ottobre 2015 quando la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza. Da allora, il testo è fermo al Senato. Prima l’esame in Commissione in sede referente. Poi l’approdo in Aula, dopo mesi e mesi nei quali si è solo discusso di concorrenza e mercato senza mettere le mani ad una nuova legge.

Solo pochi giorni fa, infatti, l’aula di Palazzo Madama ha iniziato la discussione del provvedimento collegato alla legge di bilancio per l’anno 2015. Il ritardo è “innegabile”, ha detto il relatore Luigi Marino di Area Popolare. Fino a maggio 2016, ha proseguito il senatore in aula durante la relazione orale del provvedimento, “sono state svolte 134 audizioni e sono stati presentati 1.739 emendamenti”. Sono tanti i temi toccati dal ddl – scontistica assicurativa, energia, farmaci e farmacie, società e atti societari semplificati, piattaforme informatiche per i trasporti e per il turismo – sui quali “governo e maggioranza hanno faticato a trovare momenti di sintesi”.

I troppi mesi trascorsi a non discutere costringono ad un riaggiustamento che, come ha detto il relatore, “viste le tante scadenze e i tempi di avvio delle liberalizzazioni previste”, fa pensare a un ritorno in commissione industria. Il testo “ha bisogno di limature, di cancellazioni di articoli già inseriti nel frattempo in altri provvedimenti, ha bisogno di alcune modifiche, integrazioni e miglioramenti legislativi”. Per questo si pensa a un ritorno del ddl in commissione dove nove mesi fa è stato licenziato in sede referente. Sarebbe opportuno, ha detto Marino, “tornare in 10a Commissione per un veloce riesame e approvazione di un testo più pulito e funzionale”.

Sugli stessi toni anche il senatore Pd Scalia che intervenuto in Aula ha posto la “necessità di ritornare in Commissione per rivedere alcuni aspetti, tra i quali anche le date, che ormai sono superate dal tempo che si è reso necessario perché il provvedimento approdasse in aula”.

Del resto, il testo che si appresta discutere il Senato è profondamente cambiato da quello approvato in Consiglio dei ministri, che allora constatava di 32 articoli. Dopo l’approvazione alla camera il ddl si componeva di 52 articoli; infine, il testo licenziato dalla commissione industria del senato è di 75 articoli.

Un iter così complicato rischia, insomma, di produrre uno “svuotamento” del provvedimento sotto il profilo contenutistico e della portata liberalizzatrice. E’ il rischio che vuole evitare il senatore Tomaselli, relatore del Pd del provvedimento, che intervenuto in aula al senato ha difeso il lavoro della commissione che ha licenziato un testo che apre ai mercati e offre più concorrenza. Ma è lo stesso Tomaselli a dire che si poteva fare di più, soprattutto su alcuni temi, che si potevano inserire nel ddl, come la regolamentazione delle lobby – che avrebbe trovato nel ddl concorrenza “la sua naturale collocazione” – ma anche quello, “non più rinviabile, di una complessiva regolamentazione dell’economia digitale legata alle cosiddette applicazioni web, dai trasporti alla sharing economy”.

Luigi Della Luna Maggio

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