Pitruzzella: l’Antitrust funziona bene così

Pitruzzella Antitrust

Il presidente dell’Agcm in un’audizione sulla riforma del conflitto d’interessi. Le premesse sono buone ma sul riassetto dell’Authority non c’è piena sintonia

Il presidente dell’Autorità del mercato, Giovanni Pitruzzella è intervenuto in audizione in Commissione Affari costituzionali sulla riforma del conflitto d’interessi. Molti i punti di convergenza sull’impianto della legge, ma sul futuro riassetto dell’authority non c’è piena sintonia perché il modello attuale ha garantito indipendenza e contenimento della spesa pubblica.

Le divergenze sono emerse riguardo alla composizione e alla nomina dell’Autorità. In particolare, la modalità di nomina dei componenti del collegio può incidere sull’indipendenza della stessa Autorità perché affidata alla maggioranza parlamentare non qualificata, a differenza del metodo attuale che, invece, è in grado di assicurare terzietà e indipendenza. Così come l’aumento da due a quattro i componenti del collegio non è condiviso perché i tre membri (due componenti più il presidente) hanno dimostrato capacità decisionale e contenimento della spesa pubblica.

Il presidente Pitruzzella ci ha tenuto, infatti, a precisare che il giudizio rimane positivo sul lavoro che la Commissione affari costituzionali del Senato sta facendo per portare a casa una nuova legge sul conflitto d’interessi che sia in grado di superare le criticità della legge Frattini del 2004, tutt’ora vigente.

Non è la prima volta che l’Antitrust fa sentire la sua voce sul conflitto d’interessi, una materia appunto disciplinata dalla legge Frattini, la 215 del 2004. Lo ha fatto già nel 2014 e in occasione delle presentazioni delle relazioni annuali dell’Autorità antitrust nelle quali sono contenute gli orientamenti in materia di conflitto d’interessi. Sembrerebbe che il lavoro finora svolto dall’Autorità abbia portato i primi frutti perché la Commissione affari costituzionali del Senato ha raccolto i suggerimenti dell’Agcm, ad esempio per quanto riguarda l’ambito soggettivo di applicazione, ovvero le cariche di governo alle quali rivolgere le eventuali nuove disposizioni previste dal provvedimento in esame. Il testo all’esame della prima Commissione del Senato prevede che ai titolari di cariche di governo regionali si applichino gli stessi obblighi dei titolari di cariche di governo nazionale. Si tratta di obblighi, ad esempio, dichiarativi, di incompatibilità e di astensione.

Gli obblighi di dichiarazione sono disciplinati all’articolo 5 del provvedimento e interessano i titolari di cariche di governo anche per attività cessate nei precedenti dodici mesi i quali devono comunicare all’Antitrust, entro venti giorni dall’assunzione della carica, i dati patrimoniali e di reddito, i contratti stipulati e quant’altro gli riguardi dal punto di vista del patrimonio. Gli obblighi gravano anche sul coniuge non legalmente separato e sui parenti fino al secondo grado. Misure giudicate positive dall’Autorità, così come positivi sono gli strumenti di enforcement che il provvedimento concede all’Antitrust perché, in caso di dichiarazioni incomplete o non veritiere, può, ai sensi del comma 10, lett. a) dell’articolo 5, procedere “all’acquisizione di tutti gli elementi ritenuti utili, con le modalità previste dall’articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, avvalendosi, ove occorra, del Corpo della guardia di finanza, sulla base di apposito protocollo d’intesa con cui sono stabiliti le modalità dell’avvalimento e il rimborso degli oneri anticipati dal Corpo medesimo”.

Quanto alle incompatibilità, l’art. 6 del provvedimento in esame prevede un’incompatibilità post carica, più stringente e dettagliato, su cui però l’Antitrust ha richiesto di passare dai 15 giorni, attualmente previsti nel provvedimento in esame, a 30 giorni sulla richiesta di deroga.

Piena condivisione sul testo anche riguardo gli obblighi di astensione e in particolare sulla sanzione pecuniaria prevista in caso di violazione.

Luigi Della Luna Maggio

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